Didattica & Sordità

Nella scuola l’alunno con deficit uditivo può incontrare difficoltà più o meno gravi e variabili nelle diverse aree dell’apprendimento, sia in funzione del grado di ipoacusia sia in relazione all’epoca di insorgenza del disturbo sensoriale eapparecchi acustici 2 della protesizzazione acustica. Per questi alunni un utile compenso è rappresentato dal supporto e dal potenziamento dei segnali informativi sul piano visivo, al fine di colmare le lacune del canale percettivo leso. Inoltre, i bambini con sordità profonda bilaterale insorta nei primi due anni di vita (sordità prelinguistica) e che non siano stati impiantati precocemente, incorrono più facilmente in problemi di apprendimento scolastico, legati alla limitata competenza linguistica sviluppata. Questi bambini sordi, divenuti tali proprio nell'età più critica per lo sviluppo del linguaggio, non sono in grado di distinguere acusticamente i diversi suoni (fonemi) della lingua verbale; il deficit interpretativo nella forma e nel contenuto del parlato li porta a costruire e produrre una lingua verbale limitata e deformata sul piano fonologico-articolatorio,  morfologico, sintattico, lessicale, semantico e pragmatico. Per la produzione linguistica verbale, il piccolo sordo non può utilizzare il naturale feed-back verbo-acustico dei suoi coetanei udenti ed è costretto ad avvalersi di altri organi percettivi meno efficaci con funzione vicariante, oltre che di  un maggiore ricorso a controlli esterni di tipo cognitivo. Tale processo lento e distorto di organizzazione linguistica verbale, nonostante gli sforzi dell’alunno e dell’ambiente, si traduce in una conoscenza limitata, non automatica e frammentaria della lingua verbale; conoscenza che comunque può in molti casi consentire al bambino una discreta competenza comunicativa, intesa come l’uso concreto della lingua per conseguire determinati scopi in accordo con le convenzioni di un contesto sociale e quindi utile per l'Apprendimento Generale e Funzionale. Allo stesso tempo, l'alunno sordo presenta solitamente una competenza linguistica insufficiente per lo sviluppo dell’Apprendimento Accademico; dimostrandosi carente nelle abilità di creare un’infinità di frasi, di distinguere le ambiguità e di esprimere giudizi di accettabilità o meno sulla grammatica di una frase.

Possiamo suddividere le difficoltà dei bambini sordi in due ambiti principali: gli ostacoli nella comunicazione con l'ambiente sociale e gli impedimenti nei processi di apprendimento scolastico. Nonostante gli ostacoli fisici di partenza, la comunicazione non è preclusa alle persone sorde; la scelta della modalità comunicativa da privilegiare deve essere necessariamente affidata alla famiglia ed ognuna di queste scelte comporta conseguenze positive e negative sul piano didattico, da valutare attentamente. Oltre alle conseguenze legate al sistema comunicativo, nell'apprendimento degli alunni sordi incidono in modo significativo le variabili individuali, familiari e sociali.

È possibile individuare le interferenze specifiche sui processi di apprendimento scolastico degli alunni sordi, che i diversi modelli di comunicazione e di trattamento della sordità possono esercitare sul delicato sviluppo cognitivo e didattico di questi bambini.

Una delle principali caratteristiche presenti negli alunni sordi è come abbiamo precedentemente evidenziato la limitata competenza linguistica nella lingua verbale, da cui ne consegue con effetti didattici ancora più devastanti la difficoltà di accesso alla lingua scritta. La nostra cultura scolastica non può prescindere dalla scrittura e la scrittura alfabetica italiana è essenzialmente la Lingua Italiana Verbale, complicata dalle regole ortografiche. Per un buon apprendimento didattico è quindi indispensabile manipolare in modo autonomo ed automatico la scrittura grafemica e riuscire a risalire alle corrispondenze fonologiche, al contenuto semantico dei lessemi, al significato della morfologia libera e legata, alla logica della struttura sintattica, alle convenzioni della pragmatica della Lingua Verbale Italiana e alle regole proprie di un canale di comunicazione non contestuale come è la scrittura.

Possibili soluzioni

Uno dei problemi legati alla sordità è che non sempre i codici comunicativi adottati dalle persone sorde siano pienamente condivisi nell'ambiente in cui si trovano ad interagire. Tuttavia a seconda del metodo comunicativo posseduto dalla persona sorda si possono trovare delle soluzioni per facilitare l'interazione con il contesto sociale circostante.

L'attuale sistema dei servizi prevede una serie di strumenti di assistenza alla comunicazione, come pure la presenza di un assistente alla comunicazione in LIS nell'ambiente scolastico. palmare2La tecnologia ha inoltre sviluppato dei dispositivi utili, come la videofonia fissa e mobile e, in fase sperimentale, la mano robotica, che è capace di identificare i segni e trasformarli in lingua scritta. Ci sono poi i software di riconoscimento dei segni come, per l'Italia, il Blue Sign Translator: traduttore di testi scritti in LIS, integrato in un computer palmare o altro dispositivo mobile.

Per le persone sorde che invece hanno sviluppato una maggiore o esclusiva competenza linguistica in lingua verbale è utile trasmettere le informazioni anche attraverso la scrittura. I servizi di trasformazione della lingua verbale in lingua scritta ricoprono la gamma della sottotitolazione. Nelle conferenze e nelle lezioni in classe, i sottotitoli devono essere riprodotti in tempo reale da persone specializzate: gli stenotipisti, che operano tramite apparecchiature specifiche. Dal 1996 la Comunità Europea ha promosso il progetto VOICE, che si propone di trasformare le parole dei docenti in testo scritto, fruibili in tempo reale dagli alunni sordi, grazie a un software di riconoscimento vocale.

I prodotti multimediali e in genere i filmati possono costituire un ostacolo per chi è affetto da sordità. Tuttavia esistono delle sperimentazioni per la produzioni di filmati che integrino la sottotitolazione e il riquadro per l’esplicitazione in LIS o eventualmente con la Dattilologia Fonologica Bimanuale.

Opportunità ed ostacoli

Gli interventi tesi alla soluzione delle problematiche di comunicazione dei bambini sordi coinvolgono la scuola, sia in quanto luogo di interazione sociale, sia in quanto luogo in cui si sviluppa l'apprendimento Accademico. Cerchiamo di sintetizzare i diversi modelli di intervento didattico-riabilitativo.

Logogenia

La Logogenia® si propone di far acquisire la competenza linguistica nella lingua scritta, logogeniain modo indipendente dallo sviluppo della lingua verbale o di quella dei segni. E' un metodo che, a partire da basi teoriche di Grammatica Generativa, si propone di far acquisire l'Italiano (o qualsiasi altra lingua storico-orale) a bambini e adolescenti sordi, rendendo loro accessibile un input sintattico specifico, selezionato ed elaborato tenendo conto sia della situazione di sordità sia della natura della lingua. Si propone di innescare l'acquisizione linguistica intendendo raggiungere l'obiettivo attraverso la lingua scritta, con coppie minime di ordini e frasi in opposizione sintattica.  L'applicazione della Logogenia® non sostituisce l'intervento di Logopedia e non è incompatibile con l'acquisizione e l'uso della Lingua Italiana dei Segni. Al contrario, si può affiancare efficacemente a qualunque metodologia educativa e/o riabilitativa che si scelga di seguire.  Come primo risultato dichiara l'autonomia del bambino sordo nella comprensione di qualsiasi testo scritto.

 

Dattilologia Fonologica Bimanuale

La Dattilologia Fonologica Bimanuale (DFB) è stata ideata per cercare di offrire al bambino sordo la stessa quantità di lingua verbale che consente a un suo coetaneo udente di apprendere l'italiano parlato come lingua madre. E' frutto dell'integrazione dell'alfabeto manuale italiano con il codice fonologico.

In riferimento al fatto che nel bambino sordo la vista è il canale ricettivo che in modo spontaneo si potenzia  per compenso, la percezione visiva è stata scelta quale veicolo di trasmissione delle informazioni linguistiche verbali. Tra gli strumenti visivi sostituti del linguaggio parlato la dattilologia si avvicina di più alla sua organizzazione segmentaria; l'Alfabeto Manuale Italiano attualmente utilizzato dalla comunità dei sordi per riprodurre la dattilologia è costituito da 21 segni correlati con i 21 grafemi della lingua italiana scritta. L’obiettivo della DFB, tuttavia, non è di trasferire la lingua scritta, bensì la lingua verbale che è invece composta per l’italiano da 28 fonemi. L'alfabeto manuale è stato pertanto integrato con altri 5 segni, al fine di consentirgli la perfetta adesione con il codice fonologico della lingua italiana parlata (Dattilologia Fonologica). La necessità, infine, di trasferire la lingua verbale in una struttura di sillaba aperta ha richiesto l’uso di entrambi le mani per produrre il linguaggio parlato in una modalità esclusivamente visiva, dove ai fonemi della lingua orale si sostituiscono in modo perfettamente coincidente i segni della DFB.dbf

Le regole della Dattilologia Fonologica Bimanuale sono:

  • è eseguita con due mani e sincronizzata con il parlato,
  • la mano destra riproduce tutte le consonanti e tutte le vocali non precedute da consonante,
  • la mano sinistra realizza solo le vocali precedute da consonante,
  • le mani sono posizionate simmetricamente sotto il mento e ravvicinate, in modo da far rientrare le labbra nel campo visivo del bambino,
  • durante la produzione dei gruppi consonantici e delle vocali non precedute da consonante, la mano sinistra scompare dal campo visivo del bambino,
  • le consonanti doppie sono prodotte con un duplice movimento ritmico della mano destra.

Il sistema della Dattilologia Fonologica si presenta come linguaggio verbale tradotto con modalità fedelissime in elementi segnati, cioè recepibile integralmente dai bambini sordi tramite la vista e per questo può costituire il giusto compromesso fra il naturale sviluppo comunicativo segnante e la necessità di interagire con la Lingua Verbale Italiana, in modo da aumentare la competenza linguistica dell'alunno sordo.

 

Bilinguista

L'approccio bilinguista prevede che il bambino sordo sia sottoposto in momenti e modi diversi alla comunicazione verbale ed alla lingua dei segni. Questo metodo apre interessanti scenari nello sviluppo delle abilità cognitive e prestazionali del bambino sordo, dato che l'apprendimento della lingua dei segni si realizza in modo del tutto naturale, rapido, automatico e inconscio. La Lingua Italiana dei Segni (LIS) può risultare pertanto un utile ausilio nello sviluppo delle conoscenze generali enciclopediche della realtà circostante, tuttavia la LIS non ha una correlazione precisa con il testo scritto, che come abbiamo già detto è una forma complessa della Lingua Verbale e dipende in modo indiretto dalla fonologia, componente assente nella LIS; questi due fattori, uniti alla limitata competenza lessicale e grammaticale nella lingua verbale impediscono il raggiungimento di risultati significativi nello sviluppo della comprensione concettuale dei testi scritti nel bambino sordo.

Oralista

L'approccio oralista prevede per il bambino sordo l’esposizione e lo sviluppo del solo sistema comunicativo verbale mediato dal potenziamento della componente acustica deficitaria. Nonostante i successi tecnologici degli ultimi anni in campo di protesizzazione acustica, non tutti i bambini sordi sono esposti alla lingua verbale nelle stesse modalità di frequenza e di qualità dei loro coetanei udenti, impedendo di fatto lo sviluppo, nei termini previsti, della competenza linguistica nella lingua verbale, con le già citate conseguenze nei processi di apprendimento scolastico.